Trendwatcher, Touchpoint e customizzazione

OGGI SI PARLA INGLESE…O QUALCOSA DI SIMILE

Customizzazione purrariStai pensando di aprire o “rinverdire” un’attività dotata di un ingresso fronte strada ed un’ insegna? Su cosa ti stai focalizzando? Su tutte le scartoffie che dovrai compilare, sui costi di ristrutturazione o ti stai immaginando già il giorno in cui tirerai su la serranda  (o clèr se sei milanese)?

Prima di farti prendere dall’angoscia delle scartoffie e dei soldi da investire, facciamo un salto nel XXI secolo e dotiamoci di un bel visore con modalità “ampio spettro”.

Per iniziare: qualsiasi sia la tua attività o il tuo prodotto ti dovrai trasformare (o consultare)  in  un trendwatcher.  Chi è costui/costei?  In maniera molto semplice: è una figura che si interessa alle “mode” del momento in qualsiasi campo: dall’abbigliamento alla comunicazione, dall’informatica alla vendita,  dai servizi ai negozi. Il suo compito è analizzare, contestualizzare ed un po’ prevedere gli “ultimi trend”, in modo che possa “cucirli  addosso” alla tua attività. Un tempo si faceva il “giro”della concorrenza” per capire cosa proporre ed anche un po’ cosa “scopiazzare” (siamo onesti). Adesso, nell’ottica della “differenziazione” è meglio farsi ispirare da realtà completamente diverse dalla propria.

I trend non sono strettamente legati al prodotto, ma sempre più spesso all’esperienza che il cliente desidera avere una volta varcata la soglia del tuo “spazio reale”. Tralasciando per un attimo tutto ciò che potrebbe essere legato ad un futuro da Blade Runner (come il riconoscimento facciale e l’intelligenza artificiale),  vediamo in cosa si traducono questi  trend (o almeno alcuni di essi).

Analizziamo per esempio il  negozio pop up di Clio Makeup (fa pure rima), rimasto aperto solo per un mese.

Clio Zammatteo, approdata da Youtube a Real time per anni ha dato consigli e lezioni di trucco a tutte noi. Ha creato così un proprio marchio con un negozio on-line dove  vende alcuni prodotti. Ma è andata oltre, ed  ha aperto un Touchpoint, ovvero: un punto di contatto tra il reale ed il virtuale.

Giusto pochi metri quadri, per far provare con mano i suoi prodotti (gloss e mascara) per un periodo di tempo limitato, ma non solo.  Guardando i video su youtube, vi accorgerete che l’aspetto coinvolgente è stato  il piccolo angolo laboratorio  dove  si “colavano” i rossetti, si inserivano negli appositi stick ed infine nelle scatoline. Il coinvolgimento della cliente nel processo, anche solo il fatto di guardare, è stato un fattore vincente (certo anche l’apertura sotto Natale, in una location come Porta Ticinese hanno aiutato). Coinvolgimento, è questa la parola giusta: un prodotto virtuale è diventato reale anche se per poco tempo.

Nel pensare alla tua attività, analizza attentamente questo aspetto. Come il tuo prodotto/servizio può passare da uno mondo all’altro.  Se hai un negozio fisico hai bisogno di punto di contatto con il virtuale, e benchè ci piaccia o meno, gli smartphone saranno sempre più spesso il nostro modo di comunicare con i clienti.

Le APP legate ai negozi fisici non sono ancora così presenti, ma saranno il futuro. Avviseranno il cliente, gli daranno consigli su qualcosa che lo potrebbe interessare e lo porteranno ancora di più all’interno del tuo negozio.

Certo e perché no? Anche se sei un parrucchiere, potrai notificare ai tuoi clienti l’arrivo di nuovi prodotti (o sponsorizzarne qualcuno di qualche altro esercizio commerciale vicino al tuo), creare piccoli eventi come ad esempio insegnare a fare  una messa in piega da casa (io  ho sempre desiderato imparare; presentare nuove ciocche trendy appena arrivate sul mercato e realizzare sotto gli occhi dei tuoi clienti uno dei  nuovi tagli di  tendenza… di idee ce ne potrebbero essere a migliaia

E tanto più il negozio proporrà prodotti customizzati (personalizzati), tanto più avrà successo.

Le cover per gli smartphone  ne sono un esempio lampante ed in generale  tutto ciò che ha a che fare con una stampante 3D.  Pensate cosa significherebbe dare la possibilità ad un cliente di scegliersi un modello, una vasta gamma di colori e texture e  permettergli di stampare sotto i suoi  stessi occhi il “prodotto” ,qualsiasi esso sia…fosse finanche la cuccia per il proprio cane! Oppure provare il vestito o il prodotto che si è visto sul web; andare nel negozio fisico, provarlo ed infine ordinarlo, magari con delle piccole “personalizzazioni” ed ovviamente  inviarlo direttamente a casa in tempo “drone”: non avrebbe prezzo!

Ogni occasione  in cui il cliente potrà partecipare, potrà creare e quindi sentirsi parte del processo lo farà tornare da voi.

Tutto questo comporterà il vivere in maniera diversa gli spazi del negozio fisico, così come progettarli e farli evolvere costantemente. Nuovi layout, colori e tipologie di esposizione. Le aree “vendita” avranno ragione di esistere nella misura in cui sono oggi? Saranno ridotte per dare più spazio alla parte esperienziale?  Vedremo.

Ma tutti questi aspetti vanno anche se in minima parte previsti e monitorati, perché si andrà sempre più in questa direzione: il negozio fisico cambierà, così come quello virtuale. Il cliente sa sempre di più ciò che vuole e non sarà facile stargli dietro.

Dimenticavo, tutto questo va sotto il nome di: Marketing Esperenziale!



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