• L’identità del Target

L’identità del Target

Cos’è che definisce un punto vendita? Cos’è che in questo caotico mondo dove tutto è di corsa, ti lascia preferire un luogo rispetto ad un altro?

Qualche giorno fa durante una riunione da un cliente ci sono stati presentati dei dati legati principalmente alla “fascia prezzo” in cui si collocano i prodotti che l’azienda vende.

Quello che mi è saltato subito all’occhio è stato che più del 50% dei prodotti si collocava nella fascia alta… e lì mi è venuto da pensare (osservazione da utente medio): “ma a chi li vendono questi prodotti (sicuramente di alta qualità) ma con un prezzo così alto? In un mercato dove non sono neanche i leader di settore?” Il secondo pensiero è stato: “Perché non aprono i propri punti vendita dove sono sicuri di vendere i propri prodotti?”

Pensiero banale, ma se vendi all’ingrosso ti posizioni in periferia se apri una boutique ti metti se non proprio in centro, per lo meno dove sai che il tuo “cliente tipo” passa da lì.

Per questo conoscere il proprio target risulta fondamentale se si vuole avviare un attività di successo. Focalizzarsi su chi sono i propri clienti e cosa si aspettano di trovare nel tuo negozio e che questo possa rispecchiare al meglio se stessi e le proprie aspettative.

Dal punto di vista strettamente progettuale questo porta alla creazione di un format (se non è stato ancora studiato) che richiami un certo tipo di clientela e che non rispecchi solo il volere del “committente” (questo, a volte, diventa motivo di scontro più di quanto non si immagini)

Riflettevo l’altro giorno su quanto un format possa essere vincente o meno.

Esselunga è da sempre uguale a se stessa, eppure non perde un colpo, non ha bisogno di stravolgimenti di format o rivoluzionare le aree dedicate alla vendita, in una parola strabiliare il proprio cliente. Il target è quello da sempre ed è affezionato e fedelissimo. In tutta onestà penso che se gli cambiassero qualcosa che possa minimamente minare la storia e l’identità del marchio, il cliente lo vivrebbe come una sorta di “fastidio fisico”.

Ci sono luoghi che ti appartengono e luoghi che hanno una precisa identità.

Ai tempi dell’università frequentavo una materia che adoravo e trovavo affascinante proprio perché possedeva all’interno contenuti sociologici e psicologici di non poca rilevanza. Si chiamava “Tipologia dell’architettura” ed era quello che automaticamente ti fa distinguere una chiesa da un palazzo signorile, o uno stadio da un palazzetto dello sport. Credo che sia questo “riconoscimento” edilizio ancestrale che spesso ci fa storcere il muso davanti ad alcune chiese moderne che sembrano tutt’altro e quindi facciamo fatica a riconoscerle come tali .

Credo che la stessa cosa accada per il nostro vivere quotidiano; ci piace entrare in luoghi che ci facciano sentire a nostro agio, che abbiano una loro identità e che questa venga da noi riconosciuta come “familiare” e di appartenenza, che sia un ristorante o un supermercato, un negozio per skater o una libreria.

Il target vuole vedere se stesso nei luoghi che frequenta, dove acquista e dove si possa riconoscere ed identificare. Pertanto, per quanto banale: focalizziamoci sullo studio del target, chi è, cosa fa, cosa gli piace, che libri o riviste legge, con chi ama entrare in contatto, che esigenze ha, a cosa sarebbe disposto a rinunciare e cosa invece è imprescindibile… e tutto verrà di conseguenza (più o meno).



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